Come rispondere alle domande scomode

Volete diventare mamme ma siete preoccupate dalle possibili reazioni di chi vi circonda: famiglia, amici o colleghi di lavoro. Sono ancora in molti a credere che il modo migliore per far crescere i figli sia una famiglia tradizionale, composta da genitori eterosessuali. Ma in molti casi questa convinzione è dovuta alla disinformazione. Per queste persone spesso sarete la prima coppia omosessuale che conoscono ad aver avuto un figlio insieme. In casi come questo l’ignoranza si combatte con l’informazione.

Molte di noi, coppie di mamme lesbiche, ci sono già passate. Di seguito alcune delle domande più classiche che vi faranno. Sicuramente alcune vi sembreranno interessanti, altre invece vi metteranno a disagio. Affrontate queste ultime con humor, dolcezza e informazione.

Chi è il padre? Cosa sapete di lui?

In Spagna la donazione di sperma è anonima, pertanto non sappiamo chi sia il padre. I figli non potranno conoscere il loro padre biologico e ovviamente neanche quest’ultimo godrà di alcun diritto sui figli. I potenziali donatori devono superare prove di idoneità molto impegnative, sia fisiche che psichiche.

Chi di voi è la madre biologica?

Non esistono madri di serie A e madri di serie B! Siamo entrambe madri allo stesso modo.

Non credete che vostro figlio si stia perdendo qualcosa non avendo una figura maschile di riferimento in casa?

Come tutte le coppie, proviamo a educare i nostri figli con valori quali il rispetto, la tolleranza e l’uguaglianza. Permettiamo loro, ad esempio, di scegliere fra diverse attività e lasciamo che siano loro a decidere quella che gli piace di più.

Inoltre i nostri figli continueranno ad avere moltissime figure maschili di riferimento nella loro vita, sia in famiglia che fra gli amici.

Le lesbiche possono essere delle buone madri?

Studi affermano che non vi sono differenze nello sviluppo tra gruppi di bambini cresciuti da genitori etero e gruppi cresciuti da genitori omosessuali. Nel secondo caso si potrebbe trattare addirittura di bambini più aperti.

L’orientamento sessuale dei genitori non influenza in alcun modo quello dei figli.

Chi è la madre e chi il padre?

Siamo entrambe madri, gli vogliamo un bene dell’anima e abbiamo gli stessi diritti e le stesse responsabilità nell’educazione dei nostri figli.

Come vi chiameranno per distinguervi?

Questo accade in modo molto naturale: ad esempio noi abbiamo stabilito fin dall’inizio che saremmo state “mà” e “mamma”. Altri nomi potrebbero essere “mamma-mami”. A ogni modo vostro figlio vi distinguerà perfettamente. Se siete di diversa nazionalità o parlate lingue diverse è ancora più facile: mà, mum, mamma, mamá…

Non credete che il fatto di avere due madri possa far sentire vostro figlio diverso dagli altri?

I figli di genitori gay o di madri lesbiche stanno bene con sé stessi e col proprio genere proprio come i loro amici, figli di genitori eterosessuali; non mostrano comportamenti diversi nelle attività che svolgono, negli interessi o in gruppo, e neanche quando, raggiunta l’età adulta, devono prendere decisioni relative al lavoro e alla loro vita.

Milioni di bambini sono figli di mamme lesbiche e i modelli familiari oggi presentano sempre più diversità. Ma ogni bambino/a è diverso dagli altri: per alcuni l’omosessualità dei genitori non rappresenta alcun problema; altri invece potrebbero viverla con più difficoltà, sentendosi diversi (per questo o per altre ragioni). L’importante è che possano parlarne con una persona fidata.

Credete che qualcuno potrebbe prendere in giro i vostri figli per il fatto di avere due mamme lesbiche?

La preoccupazione più grande di ogni madre è che qualcuno possa trattar male i suoi figli. E non solo per il fatto di avere due mamme lesbiche, ma per qualsiasi altra cosa che potrebbe fargli male. È importante che i nostri figli parlino, che raccontino le loro esperienze e che fin dalla scuola vengano educati alla diversità familiare.

Il bambino/a può essere iscritto all’anagrafe come figlio di entrambe?

Noi coppie di mamme lesbiche dobbiamo essere sposate per poter iscrivere i nostri figli all’anagrafe e presentare un documento che attesti che la coppia si è sottoposta a un processo di riproduzione assistita.

Nei documenti dell’anagrafe compare “progenitore A” e “progenitore B”, ma resta ancora molto lavoro di normalizzazione e moltissimi moduli da compilare.

Siete felici insieme, in coppia, e ora che volete mettere su famiglia non permettete che l’ignoranza o la mancanza di educazione all’omosessualità vi mettano a disagio. Rispondete con dolcezza, informazioni e humour!